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Sono passati solo dieci giorni dall’inaugurazione della Libreria Volante ma è come se il mondo si fosse messo a girare in una direzione diversa, o più veloce. Quando prima lavoravo con gli scrittori, avevo una chiara responsabilità nei loro confronti e verso la casa editrice: era necessario rendere il testo un bel libro, godibile, chiaro, ben scritto. Un rapporto a due, che maturava sotto l’occhio attento dell’editore e che avrebbe portato a un frutto alla portata delle mani di tanti. Un privato che sarebbe diventato pubblico in mia assenza: in libreria non sarei stata io a portare o presentare l’autore, per me la magia si esauriva con il “visto si stampi” e, molto spesso, un nuovo rapporto di amicizia e confidenza (perché spesso tra editor e autore nasce una storia di affetto che prosegue dopo la pubblicazione).

Oggi la Libreria Volante ha innescato una rivoluzione copernicana della scrittura e del libro. Il mio sguardo si è allargato e al centro delle mie giornate non ci sono più il lavoro per arrivare alla frase compiuta o la decostruzione e ricostruzione del libro, ma la parola da far conoscere ai lettori. La scrittura e gli scrittori ci sono, ma in tutt’altro modo.

Non sono più gli autori o l’editore coloro ai quali dedico tutta la mia attenzione, ma le persone che entrano negli ottanta metri quadri di via Bovara. Per questo voglio raccontarvi di tre momenti importanti, e so che Andrea potrebbe raccontarvene altri e prima o poi lo farà.

Chiara è una bella ragazza mora e riccia di quasi trent’anni. Entra alla Liberia Volante i primissimi giorni, e si fa guidare dalla scelta dei libri dalle copertine. “Mi chiamano loro” mi dirà poi. Ne acquista uno per sé e ne ordina due (questa è un’altra bellezza dei lettori che incontro qua, non hanno fretta, loro aspettano che il libro arrivi).

Mentre parlo con lei di quanto sono belle le copertine di Hacca (merito di Maurizio Ceccato, art director e graphic designer per Hacca, e delle editrici che mettono un’attenzione chirurgica nel loro lavoro), mi rendo conto che vorrei sapere cosa Chiara pensa del libro, una volta letto. Mi chino sulla cassa, le chiedo di aspettare. Taglio, incollo, timbro. Nasce così la prima “fascetta dei lettori”: una striscia di carta arancione, tre centimetri per almeno 45, che consegno a Chiara intonsa e che vedrò tornare tre giorni dopo con una breve e sincera recensione.

Silvia ha circa quarant’anni, è una bella donna, elegante e dalle prime parole che mi rivolge capisco che è anche molto colta. Se fossi un uomo mi innamorerei all’istante. Entra in libreria con passo deciso, era una cliente di Bruno e lei alla Libreria Volante è più a casa di me. Legge molto, mi dice, tre-quattro libri alla settimana. Gli occhi mi si spalancano di meraviglia e stima. Ed è una lettrice snob, per sua stessa confessione: niente libri da classifica, non le interessano le novità, vuole buone letture. E ha poco tempo.

Voliamo insieme tra gli scaffali, esce in pochi minuti con una borsa carica di libri e porta con sé uno a cui tengo molto. Un libro bellissimo e difficile, e so che lei apprezzerà.

Un paio di ore dopo mi arriva una mail. Il suo grazie: preciso, elegante, attento e trasparente come lei.

Sabato mattina Paolo mi chiede due libri via Facebook e io faccio un errore da neofita e, sventurata, rispondo che sì, glieli avrei procurati. Poi controllo e mi rendo conto che quei libri sono introvabili, pubblicati da una casa editrice non distribuita e senza sede. Calma. Si risolve. Per fortuna l’editore è di Milano e lunedì mi metto in auto (lunedì la libreria è chiusa) cinquanta chilometri all’andata e cinquanta al ritorno perché non mi va di liquidarlo con una frase del tipo “il libro è in ristampa” o “il libro non è distribuito”, anche se è vero: il libro è, oltretutto, davvero esaurito. Ma l’editore (o meglio, le editrici) ne hanno due copie. Mi bastano. Oggi Paolo potrà regalare il libro che desiderava a un’amica.

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