cover shandy

Tre anni, quasi quattro.

In tre anni può succedere tutto e io l’ho provato sulla mia pelle. La mia vita è cambiata in modo energico e gioiosamente sorprendente, e dietro tutto questo c’è un responsabile. Il motore di questa mia personale rivoluzione si chiama Laurence Sterne.
Viene spontaneo chiedersi come è possibile che uno scrittore irlandese nato tre secoli fa, figlio di un generale dell’esercito, donnaiolo e dalla salute malferma, si sia preso la briga di sconvolgere la vita di una fiorentina trapiantata a Milano.
Lo ha fatto scrivendo un capolavoro: “Vita e opinioni di Tristram Shandy”.
A
ndiamo per passi e lasciamoci prendere da divagazioni shandiane.

Nell’agosto 2014 camminavo immersa in una natura rigogliosa sfacciatamente incurante dello scorrere del tempo. Non camminavo sola, accanto a me un amico e, come spesso accade nelle camminate in cima al mondo, il mio amico e io avevamo intavolato una discussione che saltabeccava tra facezie e massimi sistemi. Fino a quando lui decise di usarmi come cavia e, prendendosi tutto il tempo a nostra disposizione, mi espose una lezione che avrebbe dovuto tenere lì a poco. Interrogato dall’organizzatrice di un ciclo di incontri sui grandi autori, aveva scelto proprio il capolavoro di Sterne. “Tristram chi?” chiesi senza troppa paura della mia ignoranza. E lui cominciò.
[Poi il mio amico ha scritto un libro e in un capitolo torna tutta la sua lezione su questo capolavoro. Ma vi lascio indovinare chi lui sia e di che libro si tratti.]

In questo modo conobbi Sterne, il libro che ha inizio con il protagonista, Tristram, che nel primo capitoletto promette al lettore di raccontare la sua vita dalla nascita, anzi, dal suo concepimento ma che, duecento pagine dopo l’inizio, non è ancora nato. È un divertentissimo romanzo di contrattempi, di sentieri interrotti, quello di Sterne. Gli abitanti di Shandy Hall sono tutti simpaticissimi pazzi inconcludenti, tutti parlano e non finiscono un discorso, né un’azione. Come inizia questo capolavoro?
“Avrei desiderato che mio padre o mia madre, o meglio tutti e due, giacché entrambi vi erano egualmente tenuti, avessero badato a quel che facevano, quando mi generarono”. Che cosa fanno i genitori di Tristram in quel momento in cui avrebbero dovuto solo badare a metterlo al mondo? “Scusa, caro – disse mia madre sul più bello – non hai dimenticato di caricare l’orologio?” “Buon Dio! – esclamò mio padre, sbottando , ma sforzandosi nello stesso tempo di moderare il tono della voce: – Hai mai donna, da Eva in poi, interrotto un uomo con una domanda così sciocca?”

L’orologio, quindi il tempo. Mentre i due fanno all’amore, proprio sul più bello, la madre di Tristram chiede al marito se ha caricato la pendola. Più che un incipit sembra una barzelletta, ma qual è il punto? Il tempo. E tutto il libro è una corsa contro il tempo che deve andare avanti e che Sterne si diverte a sospendere. Lo fa con continue parentesi, la prima ci farà attendere per duecento pagine la nascita del protagonista.
La lezione che ho appreso allora, che mi ha sconvolto la vita, è proprio questa: la progressione verso il destino è inevitabile. Fa ridere questo romanzo, moltissimo, ma volo a un malinconico passaggio del capitolo ottavo del nono libro che mi ha impedito di continuare a guardare la mia vita come avevo fatto fino a quel momento:
“Il Tempo si consuma troppo rapidamente; ogni lettera che io traccio mi rivela a quale velocità la mia penna è rincorsa dalla Vita; i giorni e le ore di questa, più preziosi, mia cara Jenny, dei rubini che porti al collo, volano al di sopra delle nostre teste come nuvole leggere in una giornata di vento, per non ritornare mai più; ogni cosa corre precipitosamente; mentre tu t’arricci, codesta tua ciocca, guarda, si fa grigia; ed ogni addio che ti do baciandoti le mani, ed ogni assenza che gli succede, sono preludi a quella separazione eterna a cui dovremo giungere tra breve.”

È la lezione sul tempo quella che io mi porto dentro dopo quella chiacchierata con il mio amico. È la lezione sul tempo quella che mi ha insegnato Sterne. Ma c’è un’altra cosa…
La vita non la si conosce se non a un passo dalla fine. Si prende coscienza del fluire del tempo quando è ormai troppo tardi e spesso la si è trascorsa piegati da noie, umore plumbeo e continue lamentele. Nell’agosto 2014 ci ho pensato per la prima volta e nella primavera dell’anno dopo ho scelto di fare come Tristram, correre più veloce del tempo, ingannare la morte facendomi trovare troppo presa dalla vita e dal mio buonumore. Sterne lo fa dire a Tristram all’inizio del volume settimo:
“Solo per te, o mio buon umore, ho potuto sopportare allegramente i pesi che la vita mi ha addossato lungo il cammino senza lasciarmi abbattere dagli affanni. In nessun momento della mia esistenza, che io ricordi, mi hai abbandonato […] e, quando la Morte in persona bussò alla mia porta, tu le dicesti di ripassare; e lo facesti con tono così gaio e di impassibile noncuranza, ch’essa dubitò della commissione ricevuta.”

Quindi, signori, se in tre anni ho aperto una libreria come atto di vita e di libertà, ho lasciato Milano per vivere sulle sponde del lago, ho avuto una figlia a giugno 2015 e a breve nascerà suo fratello lo devo parecchio proprio a Vita e opinioni di Tristram Shandy gentiluomo. E anche tanto a quel mio amico che non c’è più e che ha scritto libri meravigliosi.

Vita e opinioni di Tristram Shandy, Laurence Sterne, BUR, pp. 622, euro 12,50.
ISBN 9788858654804

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